venerdì 29 gennaio 2010

Ebbbravo Filippo!

Da Ravenna a Roma: da imprenditore a presidente. E’ questa la storia di Filippo Donati, imprenditore ravennate di 49 anni, da pochi giorni ai vertici nazionali di Assohotel, l’associazione albergatori di Confesercenti.
Assohotel rappresenta circa il 40% degli albergatori italiani, con un giro d’affari miliardario e poco più di un milione e mezzo di dipendenti. Il Pil del turismo è attualmente fra l’11 e il 12%, ma a più riprese il Presidente del Consiglio, Sivio Berlusconi ha detto che vorrebbe portarlo al 20%.
“Il turismo non è ancora considerato come una vera industria – afferma Filippo Donati – ma visti i numeri dovrebbe avere lo stesso peso. L’obiettivo di Berlusconi è anche il nostro. Ma prima di fare questo salto occorre fare il punto sullo stato dell’arte. E’ vero che il turismo è l’unico settore nel quale la crisi non si è ancora sentita, ma dobbiamo iniziare a valutare non solo i dati di arrivi e presenze, bensì quelli del fatturato. Il problema degli albergatori è che la redditività delle loro imprese si è molto abbassata in questi anni. Ciò nonostante siamo l’unico settore che non delocalizza e che è pronto ad investire nella qualità del Paese”.
Dato questo che arriva proprio da Confesercenti. Secondo l’associazione di categoria l’88% degli albergatori è pronto ad investire nelle proprie aziende e l’84% è disponibile a far aggregazioni con altri albergatori. “Si tratta di risposte alla crisi – spiega Donati – e di strategie utili a riqualificare le strutture alberghiere. Senza alberghi non si po’ fare impresa e senza impresa non esiste il turismo”.
L’Emilia Romagna è la regione dove il turismo è diventato impresa. “Credo che la scelta sia caduta su di me – spiega Donati – proprio per il fatto che vengo dall’Emilia Romagna, cioè una regione nella quale si mastica turismo sin da piccoli. Per me è stata fondamentale l’esperienza nell’associazione regionale e in particolare quella nel tavolo di concertazione”.
Due i temi sui quali il presidente di Assohotel laverà sin da subito: l’anti-incendio, fondamentale per le imprese del settore turistico e il nuovo contratto di lavoro.
A Filippo Donati i nostri complimenti e un grande, grandissimo IN BOCCA AL LUPO!

giovedì 14 gennaio 2010

Fatti più in là

Ricordate la canzone? Bene, penso che sia venuto il momento di rispolverarla, se non vogliamo che il nostro turismo muoia. A Cervia la stazione è stata chiusa, con buona pace di tutti, pendolari e turisti. Turisti? Scusate, volevo scrivere escursionisti della domenica, che vanno e vengono da Cesena, Forlì, quando va proprio bene, bene, bene Imola. L'ultima volta che sono stata a Parigi per poco non finivo sotto una macchina. Perchè? Perchè in centro tutti i taxi sono elettrici e quindi non fanno rumore. La Mercedes ne ha venduti migliaia in Francia. Sono auto fantastiche, silenziose e...pensate non inquinano. Certo l'ultima volta che sono stata a Parigi ho dormito al Ritz e non alla pensione Mariuccia e poi lì c'è Sarkò, con Carlà e noi qui invece solo trans, qualche escort (leggi puttana) e il solito Mister B. Però quello che fa la differenza è, appunto, l'idea. Quale? Ma il "Fatti più in là", cioè lo spostare in avanti la prospettiva. E l'unica prospettiva possibile è quella di portare i turisti in Riviera in treno e poi magari di far trovare loro mezzi elettrici. Parigi ci è già arrivata, chissà che noi, pian piano non riusciamo a convertire la pensione Mariuccia finalmente in un hotel e la nostra idea di turismo in qualcosa che vada un pò più in là e che, soprattutto, veda un più lontano. Nel futuro c'è maggiore rispetto per l'ambiente, meno traffico, meno auto. Soprattutto più idee. Eccone una.

sabato 9 gennaio 2010

Come NON fare turismo

Gridare 'al lupo, al lupo' si sa, è tipico di due categorie di persone: i contadini e gli operatori turistici. Così tutti gli anni sembra proprio che vada sempre peggio, perchè tutti gradano 'al lupo, al lupo' e piangono, poi in realtà si scopre (per chi non lo sapeva) che negli anni di vacche grasse il ricavo si misurava in appartamenti comprati (cioè una classica mossa di anti-turismo). In altri termini da queste parti se la stagione va così così si grida 'al lupo, al lupo', se va bene tutti zitti e aumentano gli appartamenti di famiglia. Così in questi anni nei quali il turismo, quello vero, è cambiato sul serio nessuno crede più a niente, nemmeno a chi piange. D'altra parte ormai amministratori pubblici e operatori privati sono maestri di come NON si fa turismo. Un esempio? Prendiamo Milao Marittima dal 25 dicembre al 9 gennaio. Vuota. Vuota con hotel chiusi, negozi (quasi) anche e in giro solo gelo e musi lunghi, pini caduti dalla tanta neve e nessuna idea concreta per guardare avanti. Salvo polemiche, certo, che equivalgono a gridare 'al lupo, al lupo' e che purtroppo i turisti li tengono lontani. Dove sono finiti i geni del turismo? Dove quelli che si rimboccavano le maniche e dicevano "se non l'abbiamo, lo facciamo?" Dove i pioneri? E dire che di gente in giro ce ne era e tanta. Cesenatico sa essere luogo caldo nel quale si vive bene e anche città turistica, Ravenna fa quel che può, tira fuori il Mare d'inverno, investe, prova ad andare avanti, ma senza grandi hotel è dura. Rimini sta. Riccione e Cattolica sono vive. Quello che mi chiedo è: cosa è successo? Perchè non sento il fermento di sempre? Perchè non vedo nuove idee (o in loro mancanza vecchie idee rispolverate ad arte)? Perchè non si pensa già alla futura stagione e a quella dopo? E se avesse preso il sopravvento il NON saper più fare turismo? Qualcosa del tipo, faccio pagare una cauzione sulla prenotazione, me ne frego dell'anti-sismico, tanto qui mica succede niente e affanculo anche la raccolta differenziata, tiriamo invece sugli acquisti. Evviva il pomodoro in latta da 5 litri, poca spesa e tanta resa. E via dicendo. Ma tutto questo è proprio come NON fare turismo. E intanto a Cortina si brinda e a Grancanaria festeggia. I flussi turistici sono in aumento nel mondo ogni anno dal 3 e 5%. Qui si comprano appartamenti, oppure si grida 'al lupo, al lupo', senza considerare però che ormai tutte le pecore sono scappate per destinazioni dove il turismo è ancora una roba seria.