Lo so, lo so, non dovrei essere supercritica con loro, anche perchè molti sono amici, però credo che sia ora di dire basta agli chef considerati come guru di nuova generazione. E va bene che il turismo è anche territorio, cultura del buon cibo, vino, aria pura, però, davvero, non se ne può più di chef che invadono ogni piccolo spazio e diventano protagonisti. Mi sorge un dubbio: sono forse usciti dalle loro cucine perchè nessuno entrava più nei loro ristoranti? E' forse per questo che ce li ritroviamo, è il caso di dirlo, in tutte le salse?! Io li amo. Chi mi conosce lo sa. Ma inizio a pensare che non siano, così sovraesposti come sono, più un plus al turismo, bensì una zavorra. Un turista dovrebbe scegliere l'Emilia Romagna per il mare, certo, la cultura, il territorio, il bel modo di essere accolto e poi anche per i suoi chef stellati, per il cibo sano ed eccellente. Bene, ok. Certo. Ma non può scegliere questa terra solo perchè qui si cucina con l'azoto. Per altro qui si cucina col lardo molto meglio che con l'azoto: provare per credere. E allora dico: ognuno faccia il suo. I grandi chef continuino a fare ciò che a loro viene meglio: cucinare. Gli albergatori: ospitare. I sindaci: pensare al futuro. I sistemi città: accogliere i turisti al meglio. Al meglio significa che il tassista è gentile, conosce la storia dei luoghi e non si lamenta durante il viaggio solo di come i luoghi vengono male amministrati. La vacanza è sogno, ma se in vacanza si incontrano tassisti lamentosi e chef superstar che sogno è? Siamo l'Emilia Romagna, non Las Vegas! Da noi ci si sposa in spiaggia, con buffet a base di pesce azzurro. Non per ridere in una stanza di due per tre con finti testimoni e buffet col pangasio, o sbaglio? Quindi bene il turismo che esalta il territorio. Bene chef, meglio cuochi, preparati che sanno cucinare e parlare, ma basta coi divi dei fornelli che usano la sonda al posto delle mani e che ci portano lontani, molto lontani, da quella terra con l'anima dove si fa del buon turismo, perchè si vive ancora meglio.
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